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Visita Vice Presidente

Juan Afara, Vice Presidente della Paraguay visita las Cabezas...

Febbraio 2014 da FerSam

AGROPECO

Si scrive Agropeco ma si pronuncia "impresa naturale": questa grande azienda paraguaiana rappresenta la sintesi...

Gennaio 2014 da FerSam

L'agricoltura guarda e Est con Stavropol.

L’agricoltura moderna guarda a est. Ma non solo perché il mercato fondiario è fortemente competitivo...

Settembre 2012 da FerSam

Open Grounds Farm: un caso da manuale.

Open Grounds Farm è uno dei molti progetti internazionali che costituiscono il know how di Fersam...

Agosto 2012 da FerSam

Las Cabezas, un miracolo tutto italiano.

Senza aratro, senza erpice ma soprattutto senza irrigare: si produce così a Las Cabezas, l’azienda agricola...

Luglio 2010 da FerSam

AGROPECO

Un'azienda-oasi

Si scrive Agropeco ma si pronuncia “impresa naturale”: questa grande azienda paraguaiana rappresenta la sintesi, raggiunta dopo anni e anni di duro lavoro, tra le più moderne tecniche di gestione agraria e il rispetto della natura in una delle regioni più preziose del pianeta, quella dell’Alto Paranà, che si trova nel Paraguay orientale. Qui, un gruppo italiano ha investito capitali e conoscenza nella realizzazione di un piccolo sogno economico ed ambientale.

Il Paraguay è il sesto paese produttore di soia, con oltre due milioni di ettari coltivati: un traguardo perseguito con tenacia da quel piccolo Paese sudamericano e raggiunto a prezzo di pesanti sacrifici, anche per la foresta tropicale che ha ceduto parecchi chilometri quadrati all’agricoltura.

La deforestazione, promossa dal governo di Asuncion negli anni Settanta, quando l’offerta di commodities come la soia era ancora limitata e si riteneva indispensabile incrementarne rapidamente la produzione, è stata un passo davvero doloroso, ma i tecnici della Fersam negli ultimi tempi sono riusciti a creare un equilibrio stabile tra le attività agricole e l’ecosistema tropicale. E oggi, economia e ambiente collaborano.

Una perla tra Brasile e Argentina

Agropeco è ubicata nella regione di Ciudad del Este. Qualsiasi visitatore si rende conto a prima vista che ci troviamo in una vera e propria perla ambientale incastonata tra Brasile e Argentina. L’azienda, ubicata a breve distanza dalle cascate di Iguazu e a 370 chilometri dalla capitale, comprende 6.500 ettari di campi e 5.550 di foresta equatoriale riuniti in un corpo unico. Per giudizio unanime è una delle “oasi” più belle del pianeta e in quest’oasi Fersam, fedele al proprio motto, ha portato “l’agricoltura come scienza”.

Il primo atto della nuova proprietà è stato quello di donare 400 ettari alla comunità degli indios Aché del Nacunday, salvandoli dall’estinzione. Quindi, ha ottenuto risultati altrettanto eccezionali con centinaia di specie animali e vegetali a rischio, che oggi sono salvaguardate nei 5.550 ettari di bosco atlantico conservati in questa grande tenuta.

Ma Fersam fa anche di più: sta sperimentando infatti nell’area boschiva metodi di sfruttamento agricolo innovativi, che non destabilizzano gli equilibri naturali. Se nell’Alto Paranà si conserva l’unico esempio di foresta atlantica lo si deve quindi al metodo Fersam, che, attraverso una approfondita analisi dei terreni, ha saputo isolare e mettere a coltura soltanto quelli veramente produttivi.

Un know how internazionale

La “mission” di Fersam è economica ma la rivoluzione intellettuale che sta alla base del suo “modus operandi” conduce a vedere nell’ecosistema non solo un fattore produttivo, ma un patrimonio dell’azienda agricola. Questo approccio è anche il retaggio dell’esperienza maturata dagli agronomi della società italiana nel gruppo Ferruzzi: non dimentichiamo infatti che gli uomini Fersam sono gli stessi che per primi hanno studiato le tecniche per minimizzare l’impatto sull’ambiente delle attività agricole, massimizzare la sicurezza nelle operazioni, nonché nell’uso di fitofarmaci e fertilizzanti, e ottimizzare l’organizzazione aziendale.

Nel know how della società italiana ci sono anche le imponenti opere di bonifica agricola condotte dal grande gruppo italiano, oltre che nel nostro Paese, in Inghilterra, Russia, Stati Uniti, Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay, Mexico, Spagna e Bulgaria.

Lotta integrata e Ogm

Nella tenuta Agropeco vengono seminati oggi poco più di 6.000 ettari, destinati a soia, mais e frumento. L’azienda viene gestita con 31 dipendenti e 10 stagionali per la semina e il raccolto. Qui si effettua la semina diretta, che consente di ridurre l’erosione del suolo e la dispersione degli agenti chimici nelle acque, ed è stata effettuata da tempo una scelta netta in favore degli Ogm, che permettono sia la riduzione degli erbicidi che quella dei costi di produzione.

La lavorazione del terreno in quest’area è molto diversa da quella che siamo abituati a effettuare in Europa: la fertilità del suolo e il clima tropicale rendono possibile una lavorazione minima e non rendono necessaria l’irrigazione. Le macchine per la semina su sodo permettono di realizzare economie di scala e gli Ogm di gestire la coltivazione di grandi appezzamenti intervenendo rapidamente ed efficacemente contro le infestanti, come non si potrebbe fare altrimenti.

Naturalmente, tutte le pratiche agricole sono il risultato, come nelle altre aziende Fersam, di un’attenta analisi pedologica e climatologica dell’area e delle condizioni ambientali (clima, terreno, popolazioni infestanti). L’individuazione della soglia economica d’intervento - intesa come densità critica di infestazioni, al di sopra della quale il costo dell’agrofarmaco è inferiore al beneficio generato dall’incremento produttivo corrispondente - e degli strumenti non chimici per il controllo delle infestanti e degli insetti è propedeutica alla lotta integrata.

L’Ipm è un’opzione fondamentale per Fersam e ha, oltre ad una solida base etica, un preciso risvolto economico: insetticidi e pesticidi costituiscono infatti una delle voci di spesa più rilevanti per il bilancio delle imprese agricole. La lotta integrata associa nel controllo delle infestanti, degli insetti e delle fitopatologie tutti gli strumenti possibili, dalle pratiche agronomiche, alla competizione tra le diverse specie vegetali, alla lotta biologica, ecc. Giova ricordare che questa scelta non comporta l’aumento di altri costi: l’organico è ridotto al minimo, la meccanizzazione è commisurata alla produzione effettiva e la resa media è tra le più alte

Agropeco è leader nella produzione di soia e ha affinato nel tempo le tecniche di coesistenza tra la coltura convenzionale e quella di Ogm. Sul piano finanziario, le due produzioni hanno costi analoghi, come quello energetico, e costi diversi, come quelli degli erbicidi, primo tra tutti il glifosato. La soia convenzionale comporta un costo diretto complessivo di 240 dollari all’ettaro, mentre quello della soia RR è di 213 dollari a ettaro. Il rendimento unitario medio delle coltivazioni di soia Agropeco oscilla di campagna in campagna tra 2.10 e 3 tonnellate a ettaro. I silos aziendali hanno una capacità di 15.000 tonnellate. La produzione Agropeco viene commercializzata per il 50% a livello locale e altrettanta prende la via dell’esportazione, che è diretta prevalentemente in Europa.

EXTRA


"Aioh" - Livio Ferruzzi, una vita per agricoltura.


1a PARTE


2a PARTE