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Visita Vice Presidente

Juan Afara, Vice Presidente della Paraguay visita las Cabezas...

Febbraio 2014 da FerSam

AGROPECO

Si scrive Agropeco ma si pronuncia "impresa naturale": questa grande azienda paraguaiana rappresenta la sintesi...

Gennaio 2014 da FerSam

L'agricoltura guarda e Est con Stavropol.

L’agricoltura moderna guarda a est. Ma non solo perché il mercato fondiario è fortemente competitivo...

Settembre 2012 da FerSam

Open Grounds Farm: un caso da manuale.

Open Grounds Farm è uno dei molti progetti internazionali che costituiscono il know how di Fersam...

Agosto 2012 da FerSam

Las Cabezas, un miracolo tutto italiano.

Senza aratro, senza erpice ma soprattutto senza irrigare: si produce così a Las Cabezas, l’azienda agricola...

Luglio 2010 da FerSam

LAS CABEZAS

Un miracolo tutto italiano

Senza aratro, senza erpice ma soprattutto senza irrigare: si produce così a Las Cabezas, l’azienda agricola del gruppo Fersam nella provincia argentina di Entre Rios. Si produce all’antica ma con mezzi modernissimi, raggiungendo rese ad ettaro e una produzione bovina da carne che sono invidiate in tutto il mondo e che il mercato premia con prezzi nettamente superiori alla media.

In Argentina lo chiamano “il miracolo italiano”. Un miracolo iniziato quasi quarant’anni fa, quando Serafino Ferruzzi acquisì l’azienda dagli inglesi, che l’avevano destinata interamente all’allevamento: oggi a Las Cabezas si seminano ogni anno circa 10.000 ettari e 8.000 sono dedicati alla produzione di pregiato bestiame Hereford, che è il frutto di una lunga selezione.




Un progetto rivoluzionario

Come negli Stati Uniti, dove i tecnici italiani hanno realizzato la maxiazienda Open Grounds Farm, anche in Argentina Fersam segue un approccio integrato ai problemi dello sfruttamento intensivo della risorsa agricola. In questo caso, tuttavia, l’intervento può apparire a prima vista più “tradizionale”. In effetti, non siamo di fronte a una grande bonifica, ma alla razionalizzazione dei sistemi di coltivazione e allevamento, che conducono però a risultati economici altrettanto rivoluzionari. Questo è reso possibile dal fatto che per Fersam la realizzazione di un modello di sviluppo rurale va pensata “ad hoc”, ovverossia nel rispetto del contesto socioeconomico locale, e questo significa anche impegnarsi a salvaguardare gli equilibri ambientali: seguendo questa strada, Las Cabezas ha moltiplicato negli anni la propria produttività, ha ridotto drasticamente i fenomeni di erosione del suolo ed è riuscita a coniugare redditività e rispetto dell’ambiente. Vediamo come.

La lotta integrata per coniugare produttività ed ecologia

L’operazione si è basata innanzi tutto su un’accorta analisi pedologica e climatologica dell’area. Lo studio delle condizioni ambientali (clima, terreno, popolazioni infestanti) e l’individuazione della soglia economica d’intervento (intesa come densità critica di infestazioni, al di sopra della quale il costo dell’agrofarmaco è inferiore al beneficio generato dall’incremento produttivo corrispondente) e degli strumenti non chimici per il controllo delle infestanti e degli insetti è propedeutico all’applicazione della filosofia Fersam, che ha assimilato i principi della lotta integrata. Questa scelta ha, oltre ad una solida base etica, un importante risvolto economico. Attraverso questo approccio, infatti, nell’azienda argentina, la Fersam è riuscita a ridurre fortemente l’uso degli agrofarmaci, che, come si sa, costituiscono una delle voci di spesa più rilevanti per il bilancio delle imprese agricole.

La lotta integrata associa nel controllo delle infestanti, degli insetti e delle fitopatologie tutti gli strumenti possibili, dalle pratiche agronomiche, alla competizione tra le diverse specie vegetali, alla lotta biologica, ecc. Come in altre realtà su cui ha lavorato Fersam, questa scelta non comporta l’aumento di altri costi: i dipendenti di quest’azienda di 18.000 ettari sono una ventina, la meccanizzazione è commisurata alla produzione effettiva e la resa media è tra le più alte.

Bestiame lungamente selezionato

L’azienda zootecnica di Las Cabezas è a cielo aperto. Le vacche Hereford pascolano liberamente su circa 8.000 ettari di terreno e non vengono alimentate con mangime. La razza scelta è tra le migliori per la produzione di carne, perché ingrassa facilmente ma anche perché sopporta la rusticità dell’allevamento al pascolo e perché resiste alle malattie e ai parassiti. Non a caso, si tratta di una delle razze più allevate nel mondo.

L’azienda impiega una decina di addetti nella cura del bestiame, che viene allevato fino ai 5-6 mesi di vita, quando raggiunge un peso intorno ai 250 chilogrammi: un traguardo raggiunto dopo una lunga selezione, che ci offre oggi una delle carni più apprezzate dal mercato. Questo traguardo è stato tagliato dopo un ventennio di selezione genetica, che ha consentito di raggiungere un maggiore peso allo svezzamento (si partiva da 180 chili), cioè quando Fersam vende il bovino, e ad uno e due anni di vita, cioè nella successiva fase dell’ingrasso. Il mercato premia tuttoggi la serietà di questo lungo lavoro. La produzione annuale ammonta a circa 4.000 capi all’anno.

La semina su sodo

A Las Cabezas si incontrano condizioni di fertilità che permetterebbero numerose opportunità colturali, ma è la perizia degli agronomi a garantire la redditività dell’investimento. In questi ultimi anni Fersam ha scelto di puntare su soia, mais e frumento investendo ogni anno (doppia semina inclusa) quasi 11.000 ettari in questi seminativi e compiendo scelte agronomiche rivoluzionarie. Fra i primi in Argentina, infatti, i tecnici di Fersam hanno introdotto in questa provincia del Nord la semina su sodo, cioè senza lavorazione del terreno. Questa scelta ha reso possibile la gestione dell’intera azienda, che in precedenza era parzialmente ceduta in affitto, e l’espansione delle colture su tutto il patrimonio fondiario disponibile.

Nel 1990 venivano messi a coltura, con l’ausilio di una ventina di operai, 2400 ettari, mentre 2.500 erano gestiti dagli affittuari: oggi il personale è stato dimezzato e la coltivazione diretta più che quadruplicata. Conseguentemente, il fatturato prodotto dai seminativi è passato da due a sette milioni di dollari. Ma il risparmio più consistente si è rivelato sui mezzi di produzione: se nel 1990 erano necessari 20 trattori per l’attività agricola, oggi, a espansione avvenuta, ne bastano 12. Le macchine per la semina su sodo, allora avveniristiche e importate dagli Usa, oggi hanno costi pressoché identici alle altre seminatrici e vengono prodotte anche nel paese sudamericano, dove naturalmente l’esempio di Las Cabezas ha fatto scuola. Si tratta di attrezzature che permettono di realizzare le economie di scala dell’agricoltura intensiva su grandi aree ed appartiene a queste economie anche la scelta di utilizzare le sementi biotecnologiche per mais e soia, mentre per il frumento si è deciso di usare un seme tradizionale.

Gli Ogm permettono di gestire la coltivazione di grandi appezzamenti intervenendo rapidamente ed efficacemente contro le infestanti, come non si potrebbe fare altrimenti. Con questo sistema si raggiungono performances ragguardevoli a costi estremamente contenuti, proprio per il limitato utilizzo di agrofarmaci (per lo più, glifosate). Complessivamente, a Las Cabezas si producono ogni anno 18.000 tonnellate di mais, 25.500 di soia e 10.000 di frumento. Le rese vanno dai 25 ai 45 quintali per la soia e dagli 80 ai 110 per il mais. L’intervallo delle rese dipende dalla piovosità. Già, perché a Las Cabezas non si irriga: è sufficiente l’acqua piovana per alimentare le piantagioni Fersam.

Con una piovosità media da 900 a 1.300 millimetri nel periodo utile (novembre-febbraio) e precipitazioni che possono arrivare, ogni volta, anche a 100 millimetri, il problema è semmai quello dell’erosione del terreno. La semina su sodo ha permesso inoltre di controllare questo fenomeno, che Fersam ha ridotto anzi del 90%.




EXTRA


"Aioh" - Livio Ferruzzi, una vita per agricoltura.


1a PARTE


2a PARTE